ESSAI

 


LA RAGAZZA SENZA NOME

 
Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne
Interpreti: Adèle Haenel, Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Fabrizio Rongione, Thomas Doret, Christelle Cornil, Yves Larec, Laurent Caron
Sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne
Fotografia: Alain Marcoen
Montaggio: Marie-Hélène Dozo
Scenografia: Igor Gabriel
Produzione: Les Films du Fleuve, Savage Film
Distribuzione: BIM
Origine: Belgio, Francia - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 113 min.
 
Introduzione e dibattito a cura dell'Associazione Ruah
 

In Concorso al 69° Festival di Cannes.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,5 - Cinepass €5
 

Mercoledì 25 Gennaio - ore 21.15

Occhiello

I fratelli Dardenne, con la loro impareggiabile bravura, firmano un altro incredibile capolavoro… da non perdere!

La trama

Jenny Davin è una giovane dottoressa molto stimata al punto che un importante ospedale ha deciso di offrirle un incarico di rilievo. Intanto conduce il suo ambulatorio di medico condotto dove va a fare pratica Julien, uno studente in medicina. Una sera, un'ora dopo la chiusura, qualcuno suona al campanello e Jenny decide di non aprire. Il giorno dopo la polizia chiede di vedere la registrazione del video di sorveglianza dello studio perché una giovane donna è stata trovata morta nelle vicinanze. Si tratta di colei a cui Jenny non ha aperto la porta. Sul corpo non sono stati trovati documenti.

La critica

"(...) narrazione tesa di uno stile che sa accordare ogni variazione, anche la più impercettibile a un universo poetico netto e identificabile nel quale film dopo film ritornano gli stessi motivi e le stesse domande: una variazione sulla realtà che illumina traiettorie universali.  Ad incorniciare questo splendido film ci pensa anzitutto la presenza di Adéle Haenel (...) superba e essenziale (a differenza delle faccette di Marion Cotillard), oltre che ai luoghi di molti loro altri film, Seraing la periferia di Liegi e gli attori, da Fabrizio Rongione a Jérémie Regner e Olivier Gourmet, quasi a sottolineare la continuità di uno sguardo sul mondo, di un'indagine che come quella del personaggio né interroga e né mette in evidenza, ma lascia libera interpretazione allo spettatore stesso così che possa vedere con i propri occhi il profondo annichilimento della società. (…) Loro (e lei) non giudicano, non accusano né impongono una visione allo spettatore per tranquillizzarne le aspettative, e tantomeno cercano il sentimentalismo complice che produce comunque un sollievo. Il loro cinema parla del presente, del nostro tempo, quel fotogramma unico e ripetuto che si insegue sugli schermi del festival, attraverso un'immagine la cui dimensione «politica» si produce nei contrasti. (...) Come sempre nei Dardenne è il corpo a parlare, a disegnare la realtà. Corpi malati, stressati, feriti, che fanno fatica a respirare, soffocano nelle convulsioni, vecchi o giovani poco importa. Corpi che sono soltanto merce, ignorati, calpestati, sfruttati… in una parola: emarginati (...). "

(...) In questo film ciò che colpisce di più lo spettatore è proprio lo 'stile Dardenne': la precisione implacabile delle inquadrature e dei movimenti di macchina, la centratura dello spazio sui corpi dei personaggi. (...) Quanto all'interpretazione di Adèle Haenel, qualcuno l'aveva trovata monotona: ma è ciò che può dire chi pensa che ogni parte vada recitata 'alla' Meryl Streep. La prova dell'attrice ventisettenne è straordinaria per come suggerisce le emozioni tenendosele dentro; mostrando la determinazione di Jenny senza farne un'eroina; sempre avvolta nel suo montgomery come a proteggersi dal mondo esterno, però decisa ad andare fino in fondo… Imperdibile."


LIBERAMI

 
Regia: Federica Di Giacomo
Soggetto: Federica Di Giacomo, Andrea Zvetkov Sanguigni
Fotografia: Greta De Lazzaris, Carlo Sisalli
Montaggio: Aline Hervé, Edoardo Morabito
Produzione: Mir Cinematografica con Rai Cinema
Distribuzione: I Wonder Pictures
Origine: Italia, Francia - 2016
Genere: Documentario
Durata: 89 min.
 

In collaborazione con l’Associazione Nuvole in Viaggio

 

Premio Orizzonti per il Miglior Film alla 73° Mostra Internazionale d’Aarte Cinematografica di Venezia..

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,5 - Cinepass €5
 

Mercoledì 1 Febbraio - ore 21.15

Occhiello

Senza mai forzare lo spettatore, federica di giacomo supera i pregiudizi e ritrae la quotidianità di uno tra gli esorcisti più ricercati della sicilia.

La trama

Un film sul ritorno dell'esorcismo nel mondo contemporaneo. Il nostro mondo. Ogni anno sempre più persone chiamano "possessione" il loro malessere, in Italia, in Europa, nel mondo. La Chiesa risponde all'emergenza spirituale nominando un numero crescente di preti esorcisti ed organizzando corsi di formazione. Padre Cataldo è un veterano, tra gli esorcisti più ricercati in Sicilia e non solo, celebre per il carattere combattivo ed instancabile. Ogni martedì Gloria, Enrico, Anna e Giulia seguono, insieme a tantissimi altri, la messa di liberazione di padre Cataldo e cercano la cura ad un disagio che non trova risposte né etichette. Fino a dove ognuno di noi, credente o meno, è disposto ad arrivare purché qualcuno riconosca il nostro male? Cosa siamo disposti a fare per essere liberati qui ed ora? È la storia dell'incontro fra la pratica esorcista e la vita quotidiana dove i contrasti tra antico e contemporaneo, religioso e profano, risultano a tratti inquietanti a tratti esilaranti. Un film non sulla religione ma su come la religione può essere vissuta.

La critica

Federica Di Giacomo sceglie di immergersi nella pratica degli esorcismi, ormai in costante aumento, in particolare in una diocesi del palermitano. Parla di fede occasionale o di circostanza, del rapporto particolareggiato che ciascuno, credente o no, intrattiene con l’istituzione Chiesa, dove sacro e profano sono mescolati. Il suo è uno sguardo senza (pre)giudizio, osserva e restituisce il quotidiano di due donne, Gloria e Anna, e di due giovani, Enrico e Giulia. Non ferrei credenti, ma persone che si avvicinano alla Chiesa nel momento in cui le loro esistenze sono preda di una forte crisi esistenziale."

" Federica Di Giacomo con questo film-documentario è alla costante ricerca di un “disagio mentale”, rappresentato da questa sequela di esorcismi maniacali che coinvolgono sensibilmente chi li pratica ma soprattutto chi li subisce. Lo spettatore non è esente da questa “influenza”; la rappresentazione in video di queste pratiche riesce ad incidere nella mente dello spettatore, generando stati di vera inquietudine. Liberami, nonostante abbia un’entità fondamentalmente anacronista, risulta essere contemporaneo, riuscendo a “mistificare” la comunità di oggi con queste complesse superstizioni,  “figlie” di un’evidente crisi sociale. "


7 MINUTI

 
Regia: Michele Placido
Interpreti: Cristiana Capotondi, Violante Placido, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Clémence Poésy, Sabine Timoteo
Sceneggiatura: Michele Placido, Stefano Massini
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Paolo Buonvino
Montaggio: Consuelo Catucci
Scenografia: Nino Formica
Produzione: Goldenart Production, Manny Films, Ventura Film
Distribuzione: Koch Media
Origine: Francia, Italia, Svizzera - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 92 min.
 
 

In Concorso al Festival del Cinema di Roma

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,5 - Cinepass €5
 

Mercoledì 15 Febbraio - ore 21.15

Occhiello

Ispirato a una storia vera, affronta il tema dell'erosione dei diritti dei lavoratori, delle donne, di tutti coloro che non possono permettersi di abbassare la guardia, anche solo per sette minuti.

La trama

I proprietari di un'azienda tessile italiana cedono la maggioranza della proprietà a una multinazionale. Sembra che non siano previsti licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Ma c'è una piccola clausola nell'accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Undici donne dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell'azienda. A poco a poco il dibattito si accende, ad emergere prima del voto finale saranno le loro storie, fatte di speranza e ricordi. Un caleidoscopio di vite diversissime e pulsanti, vite di donne, madri, figlie.

La critica

" Piacerà, come sono destinati a piacere per bravura e sapienza, i film di Michele Placido quando li fa come sa fare lui, spesso urlati, sempre di segno grosso, sfrontatamente privi di sfumature (cioè quasi sempre, Michele non sbaglia mai un colpo). Qui s'è accollato un compito più arduo del solito, mantenere la tensione in un interno claustrofobico (lui che ama orchestrare le sue vicende nelle strade, nei vicoli, nelle campagne) e alleggerire il dramma populista con tocchi di deciso umorismo (ci riesce grazie ad attrici improvvisate come Maria Nazionale e Balkissa Maiga). Certo, non smentisce la sua fama di direttore di recitazione. Nel gruppo di interpreti in gara di bravura, emerge Ambra Angiolini che riesce sapiente maestria a portare il pubblico irresistibilmente dalla sua. Ma quello che colpisce di più è la straordinaria capacità di analizzare i contenuti, non a caso prendendo spunto dallo stile di Ken Loach o dei Dardenne. (…) Un film sempre più sensibile e attuale, ispirato ad una storia vera, ecco perché così reale… un film ricco di spunti e di coraggio, che mette in evidenza tutti quegli sbagli che la nostra società continua e persiste nel voler fare, ma che con l’aiuto di tutti si può e si deve cambiare, perché dietro un lavoratore ci sono i sogni, le speranze, ma soprattutto c’è la dignità e troppo spesso questo viene dimenticato."

 “ Ispirato alla vera storia avvenuta in una fabbrica francese poi divenuta pièce teatrale per mano di Stefano Massini (qui anche co-sceneggiatore), 7 minuti radiografa quasi in tempo reale un dramma tanto specifico quanto universale sull'oggi e sulla straordinaria capacità delle donne di resistere oltre ogni ostacolo. Per Michele Placido un ingresso consapevole al cinema squisitamente sociale, per le undici attrici una performance memorabile, specie per la veterana Piccolo (protagonista anche della pièce), la ritrovata Angiolini e la debuttante Fiorella Mannoia."

Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano'


FAI BEI SOGNI

 
Regia: Marco Bellocchio
Interpreti: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Nicolò Cabras, Dario Dal Pero
Soggetto: Massimo Gramellini (Romanzo)
Sceneggiatura: Valia Santella, Edoardo Albinati, Marco Bellocchio
Fotografia: Daniele Ciprì
Musiche: Carlo Crivelli
Montaggio: Francesca Calvelli
Scenografia: Marco Dentici
Produzione: IBC Movie, Kavac Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Origine: Italia, Francia - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 133 min.
 
 

Film d'Apertura alla 48° Quinzaine des Réalisateurs al 69° Festival di Cannes

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,5 - Cinepass €5
 

Mercoledì 22 Febbraio - ore 21.15

Occhiello

Bellocchio traspone con sapiente maestria il bestseller di Gramellini e accetta con umiltà il ruolo di narratore accessibile a grandi e piccini.

La trama

A nove anni Massimo perde la mamma per un infarto improvviso - o almeno così gli dicono i parenti, riluttanti a renderlo partecipe della morte della donna. Dopo un'infanzia solitaria e un'adolescenza difficile Massimo diventa un giornalista affermato ma continua a convivere con il ricordo lacerante della madre scomparsa, nonché con un senso di mistero circa la sua improvvisa dipartita. Solo alla fine scoprirà come sono andate esattamente le cose, e troverà il modo di risalire alla luce.

La critica

"(...) Marco Bellocchio è un regista speciale, capace come raramente accade anche tra i registi con meno esperienza di mettersi in gioco a ogni passaggio, di allenare le sue immagini a nuove prove, la sua poetica a differenti relazioni e traiettorie emozionali. (...) Fai bei sogni (...) nasce dall'omonimo best seller di Massimo Gramellini (...), la storia di una morte, quella della madre, e di un dolore rimasto intatto attraverso gli anni nell'altalena dei ricordi e dei silenzi, delle omissioni e delle «false» verità che raccontano la scomparsa della donna. (...) non è un biopic del personaggio (...), anche se ci sono molti passaggi che riguardano la sua vita professionale (...), ma sono forse le parti più rigide di un film che vive invece laddove Bellocchio dispiega i luoghi del suo universo narrativo, ritrovando anche molti dei «suoi» attori come Roberto Herlitzka o Piera Degli Esposti. II rapporto con la madre, la figura del padre, la famiglia, la fede, gli interrogativi senza risposta sulla morte, quella strana combinazione di sofferenza e di rabbia che solo l'amico immaginario del piccolo Massimo sembra comprendere. (...) E' nello spazio del ricordo, che poi è quello dell'infanzia, commuovente e intenso, che Bellocchio (...) dissemina il corpo a corpo del protagonista - magnifici i due piccoli interpreti, Nicoló Cabras e Dario Del Pero - con la realtà; un romanzo di formazione che è anche una seduta lunghissima di psicanalisi (...) di cui la macchina da presa con delicatezza illumina l'ostinazione caparbia a negare. (...) La sfida della vita che Bellocchio anche stavolta riesce a rendere cinema."

Cristina Piccino, 'Il Manifesto'

 

" Fai bei sogni è la trasposizione cinematografica del libro di Massimo Gramellini (...) grazie alla fotografia decolorata di Daniele Ciprì e al montaggio di Francesca Calvelli che, come in Vincere, usa il repertorio come 'inconscio' della storia narrata, l'immersione nell'Italia degli anni 60 è emozionante. Non vorremmo minimamente guastare la rivelazione che attende Massimo a fine film, ma quando sarete usciti dalla sala ripensate ai filmati dei tuffatori Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto alle Olimpiadi. Sembra di esser lì, nel nostro passato, a partecipare a un gioco di ombre, un nascondino con se stessi e con le proprie paure che trova perfetta sintesi nella meravigliosa scena finale. Massimo da piccolo è Nicolò Cabras, bravissimo. Sua madre è Barbara Ronchi, un'interpretazione tutta carezze, sguardi, canzoni intonate assieme al figliolo. Valerio Mastandrea, quando Massimo diventa adulto, è altrettanto bravo e il rimando tra l'infanzia e la maturità era necessario, la ricerca della verità sul destino della madre indispensabile così come il rapporto con un padre severo e distante (...). Il film diventa anche una riflessione su una generazione di genitori con la quale la discussione è idealmente ancora aperta, ed è commovente che a interpretare Gramellini sia lo stesso attore che in Romanzo di una strage era il commissario Calabresi, un altro padre morto ingiustamente al quale il figlio (il giornalista Mario, ora direttore di Repubblica) ha dedicato pagine importanti. Bellocchio riflette da sempre sulle dinamiche della sua famiglia, ne parla anche nei film che sembrano parlare d'altro. E' un'idea di famiglia dove le nascite e le morti sono in rapporto osmotico; nel 1966 Bellocchio pubblicò una raccolta di poesie intitolata I morti crescono di numero e d'età. E' proprio così, e Fai bei sogni aiuta a fare i conti con questa triste verità."

Alberto Crespi , 'L'Unità'